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Reti di Impresa: Comunicazione efficace nel gruppo di rete

la comunicazione efficace nelle reti di impresa

Come far funzionare la comunicazione nelle Reti Di Impresa

Lo scopo principale delle reti di impresa è quello di raggiungere degli obiettivi comuni di incremento della capacità innovativa e per questo della competitività aziendale.

Detto ciò, se tale strumento porta vantaggi nell’ordine della redditività e dell’ottimizzazione dei costi, evidenzia, altresì, una necessità che soggiace al reale successo di una siffatta tipologia di team di lavoro ovvero, la comunicazione intra-gruppo.

Partendo dall’assunto teorico che la comunicazione è l’insieme dei processi attraverso cui condividiamo e trasferiamo informazioni. Affinché si possa parlare di comunicazione efficace, è necessario che l’emittente (ovvero colui che avvia la comunicazione) tenga in considerazione vari elementi al fine di garantire il trasferimento efficace del messaggio al ricevente (sia esso un individuo o un gruppo di persone). Spesso la dicitura comunicazione efficace viene utilizzata come sinonimo di comunicazione persuasiva. Si tratta, però, di un uso scorretto, poiché i due termini presuppongono un diverso obiettivo: nella comunicazione persuasiva lo scopo è produrre un cambiamento nei comportamenti, negli atteggiamenti o nei valori del ricevente. Quando parliamo di comunicazione efficace intendiamo, invece, una comunicazione che ha come unico obiettivo il successo del trasferimento dei contenuti del nostro messaggio. Quali sono, dunque, le caratteristiche della comunicazione efficace? Nel manuale Effective Public Relations (1953), il professor ScottCutlip della University of Winsconsin ne identificò sette.

L’insieme di queste caratteristiche è conosciuto in inglese come 7 C’s of Communication(le 7 C della comunicazione):

  • Completezza (Completeness)
  • Concisione (Conciseness)
  • Considerazione (Consideration)
  • Concretezza (Concreteness)
  • Cortesia (Courtesy)
  • Chiarezza (Clearness)
  • Correttezza (Correctness)

Questo sintetico excursus teorico, spinge a porre l’attenzione su due elementi comunicativi in particolare ovvero, la considerazione dell’altrui punto di vista e la cortesia nell’eloquio che predispone ad una conversazione costruttiva, e proprio perché siamo tutti parte di qualche forma di gruppo, che sia un team di lavoro, una squadra sportiva o un insieme di persone che condivide il nostro stesso hobby. Facciamo quindi tutti esperienza delle differenze che ci sono nei gruppi, soprattutto quando questi hanno uno scopo che ha a che fare con la produttività.

Cosa fa di un gruppo un “buon” gruppo, in termini di esito e di ottimizzazione delle risorse?

Domanda di vecchia data per il mondo della psicologia, che ha studiato di volta in volta l’importanza della composizione omogenea piuttosto che eterogenea, di un sistema decisionale condiviso o direttivo, la presenza di un leader carismatico, autorevole, autoritario, e così via.

Recentemente, un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha indagato meglio quali sono le caratteristiche relativamente stabili di un gruppo che contribuiscono a renderlo “smart”: intelligente.

In due studi del 2010 pubblicati su Science, gli autori hanno raccolto dati da 699 soggetti, raggruppati in piccoli gruppi composti da 2/5 membri (talvolta anche gruppi composti da 7 membri), a cui veniva chiesto di risolvere diversi tipi di problemi della quotidianità, che andavano dall’analisi logica al brainstorming alla coordinazione, al ragionamento morale, alla pianificazione.

Gli autori hanno trovato che i gruppi che tendenzialmente avevano risultati migliori in un compito, avevano risultati migliori anche negli altri, sottendendo una sorta di fattore generale che hanno chiamato “Fattore C” e che era in grado di spiegare la prestazione del gruppo comprendendo una grande varietà di caratteristiche.

La cosa interessante è che questo fattore non aveva nulla a che fare con l’intelligenza dei singoli, con la loro motivazione al compito o con la loro estroversione. Era invece correlato con tre caratteristiche:

  1. La sensibilità sociale dei membri del gruppo, valutata con un test che misura la capacità di dedurre stati emotivi complessi a partire dagli occhi delle persone;
  2. La distribuzione equa della responsabilità quando si trattava di prendere una decisione, preferendo una discussione di gruppo piuttosto che la delega a un unico leader;
  3. La percentuale di donne tra i membri del gruppo: gruppi caratterizzati da più donne avevano una prestazione migliore rispetto ai gruppi caratterizzati da più uomini. In particolare, non era la composizione eterogenea a impattare sulla prestazione (il fatto di avere un egual numero di uomini e donne), ma proprio il numero di donne presenti nel gruppo.

Alcuni degli autori (2014) hanno voluto replicare gli studi, per valutare quanto i risultati di queste prime due ricerche rimanessero immutati anche in situazioni in cui ai gruppi non veniva richiesto di collaborare faccia a faccia, ma online.

Viste le crescenti opportunità (e necessità) che il web sta fornendo e, in considerazioni che le reti d’impresa prediligono per necessità logistiche la comunicazione web, è importante capire quanto la collaborazione a distanza segua regole simili a quello che succede quando siamo tutti nella stessa stanza gruppi vicini. Per fare questo, gli autori hanno chiesto a 34 gruppi di completare un compito di intelligenza collettiva uno davanti all’altro, e ad altri 34 di farlo online, senza alcuna possibilità di interagire faccia a faccia. Di nuovo, replicando i primi risultati, è emerso un trend nella produttività dei gruppi, in cui alcuni “funzionavano” meglio in tutte le prove in modo omogeneo.

In più, anche il “Fattore C” è stato confermato: sia nelle interazioni faccia a faccia che in quelle online:

i gruppi che funzionavano meglio erano quelli in cui i membri comunicavano molto tra loro, partecipavano in modo equo e avevano buone abilità di lettura delle emozioni altrui.

In particolare, questo terzo studio ha dimostrato come la capacità di leggere in modo corretto le emozioni altrui sia un fattore fondamentale non solo in presenza dell’altro, ma anche quando le interazioni avvengono in remoto: quello che conta sembra non essere tanto la capacità di leggere le emozioni dell’altro per utilizzarle nella singola interazione, quanto possedere una buona Teoria della mente una capacità più globale di comprendere e considerare quello che gli altri sentono, pensano e credono, che è mediamente più sviluppata nelle donne.

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